Il bioterapeuta o il biopranoterapeuta è una persona particolarmente sensibile e sensitiva che, tramite il suo flusso bioenergetico, aiuta il paziente nella stabilizzazione armonica e naturale del benessere fisico e psicologico. Utilizzando la sua energia, infatti, il bioterapeuta percepisce il livello di energia vitale del corpo e degli organi, rivelandone gli squilibri e, utilizzando l’imposizione delle mani sul malato, ha la facoltà di ripristinare l’energia sia in tutto il corpo o solo in una zona specifica, ristabilendone l’equilibrio e l’armonia e quindi favorendo il percorso di guarigione e di miglioramento.
Tutti hanno il prana, l’energia, solitamente viene identificato come patrimonio comune ma non tutti sanno sfruttarlo nel modo più corretto ed efficace sia per sé stessi che per gli altri: il bioterapeuta ne è dotato e grazie alla sua terapia è possibile innescare un processo risanatore insito in ogni essere vivente.
La figura professionale del bioterapeuta, nonostante in Italia non sia riconosciuta come dovrebbe, in realtà in molti Paesi gode di un evidente riconoscimento: ancora oggi, infatti, sono molte le persone che associano in maniera erronea la bioterapia a pratiche ritualistiche o alla stessa magia ma il bioterapeuta non è nulla di tutto questo. La disciplina della bioterapia, infatti, si pone a complemento della medicina tradizionale, non sovrapponendosi minimamente al suo ruolo e quindi, di conseguenza, il bioterapeuta non formula diagnosi, non prescrive farmaci né visita il paziente. Solitamente, il bioterapeuta lavora con il paziente attraverso una ciclo di sedute (solitamente 10/12 incontri) ma il cui numero è stabilito, di volta in volta, in base alle condizioni di salute con un richiamo ogni trenta giorni. Dopo la prima irradiazione, il paziente nei giorni successivi può avere addirittura avere un peggioramento dei sintomi, ma, a partire dalla quinta seduta dovrebbe essere chiaro l’ausilio del bioterapeuta nei confronti del paziente.
Tra il biopranoterapeuta e la persona trattata, durante le sedute, si va a creare una circolazione energetica, una comunicazione tra i rispettivi prana; l’imposizione delle mani varia a seconda delle patologie e, in linea di massima, è consigliabile mantenere la durata di una seduta sui 10/15 minuti. Esaminando migliaia di guaritori, si è potuto constatare che esistono due categorie di operatori in bioterapia: il guaritore classico che trasmette in maniera costante o intermittente per biorisonanza campi elettromagnetici cerebrali ovvero bitofoni con frequenze predominanti e il guaritore psitico che trasmette in maniera forte oppure intenso per Biorisonanza campi elettromagnetici celebrali ovvero biofoni. La terapia del bioterapeuta può apportare diversi benefici al paziente, come ad esempio un azione vasodilatatrice, azione antinfiammatoria grazie al maggior afflusso sanguigno dovuto all’azione vasodilatatrice,un azione antibatterica, omeostatica e anche ricostituente favorendo il sonno, nonché antidolorifica favorendo la produzione di bio-endorfine.
Per svolgere la professione di bioterapeuta o biopranopratico è necessario innanzitutto capire se si è davvero dotati del prana, ovvero se è realmente in possesso dei requisiti personali necessari per dare giovamento agli altri e di quella energia nonché sentirsi uno spirito capace di uno ascolto profondo. Dal 1994, si è reso necessario, però, proprio per distanziare la vera professione da mera cialtroneria, creare un Codice deontologico per la categoria dei bioterapeuti da inserire nella banca dati delle libere professioni e denominarla biopranoterapia, sostantivo derivante dall’unione di due mestieri simili, la bioterapia appunto e la pranoterapia. L’associato abilitato, che dovrebbe essere definito biopranoterapeuta in qualità di operatore in pranopratica, dovrà essere rappresentato da un associazione la quale potrà garantire, tramite un attestato di competenza, risultati ottenibili nei trattamenti bioradianti delle problematiche di salute della persona. L’operatore abilitato,inoltre, previa accettazione, dovrà esporre annualmente i suoi dati e le sue personali competenze in internet e inserirli in una tessera che dovrà essere vidimata dal presidente dell’Anpsi (Associazione Nazionale Pranoterapeuti sensitivi italiani) Aureliano Bartoli. Per coloro che hanno svolto l’attività in pranopratica è necessario un tirocinio di almeno 100/200 ore durante le qual i dirigenti dell’associazione avranno la responsabilità verso gli utenti di orientamento e di formazione durante il periodo di sperimentazione dell’operatore affinché possa essere gestito al meglio e possa riuscire a gestire al meglio le proprie qualità bioradianti. Le associazioni, inoltre, sono anche responsabili dei referenti regionali affinché trasmettano un elenco di persone idonee a prestare il loro operato nel servizio sanitario. Gli associati, prima dello svolgimento della loro attività, devono aver frequentato un corso che fino al 2006 aveva una durata di 250 ore annue ma che ora, in base alla normativa europea, è diventato di durata triennale e di circa 600 ore. Per diventare bioterapeuti, inoltre, è necessario seguire un praticantato per l’esercizio e lo sviluppo delle proprie qualità mentali e cerebrali per trasmettere le bioenergie. Al termine del triennio, è previsto anche un esame abilitante nelle seguenti materie: Medicina allopatica, medicina energetica, psicobiofisica e pranopratica (metodiche e tecniche per la biorisonanza). Per quanto riguarda l’accesso ai corsi ,è necessario che il candidato abbia terminato la scuola dell’obbligo, che solitamente dura fino al secondo anno delle scuole superiori.
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